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- DOCUMENTI E CRITICA - Storia locale - CHIESE TORINESI - Erasmo Brio |
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LE CHIESE TORINESI La pietra e' il reperto storico archeologico per eccellenza. Purtroppo la pietra e' solo indirettamente databile, ovvero se non esistono documenti lapidari od organici, altri reperti uniti sicuramente databili, puo' essere fraintesa, o strumentalizzata facilmente, per vari motivi. Andando a zonzo per la citta', per puro passatempo, od alla ricerca di testimonianze delle memorie antiche, rimaste nella "forma" della materia meno deperibile, spunti artistici o di sogno, illusione (forse) di tempi piu' umani, genuini nel bene e nel male, cui ci piace perderci, di tanto in tanto, per sopravvivere nella nostra reale dimensione spazio-temporale. Andando a zonzo, dicevo, capita di incontrare molte chiese ed altri "punti di interesse storico". Moltissimi nel solo quadrilatero romano, la parte ritenuta piu' antica del centro-storico torinese. Molti "punti" sono muniti di un vistoso "cartiglio" in metallo chiaro inciso, con sezione assonometrica del monumento, un titolo ed una minuta descrizione poliglotta, che ne dovrebbero magnificare antichita' e pregi. Tutto al contrario invece: i bei "cartigli comunali" ci assicurano candidamente, specie nel vistoso titolo che le chiese torinesi sono tutte del 1600-1700. Tutto barocco! Che bello! Spesso vi e', da solo od in compagnia col detto cartiglio, un assai piu' modesto cartello giallo a firma di varie sezioni del "Lions Club" che di regola, sebbene con assai meno parole, forniscono maggiori particolari storici, ed a volte anticipano le origini temporali del "punto monumentale", smentendo il piu' visibile e luccicante cartiglio deluxe comunale. Si puo' mentire anche omettendo, in tutto od in parte, di riferire il noto "verificato" (non voglio usare il termine "vero"), ovvero omettendo di verificare "il volgarmente conosciuto". Per la critica dei metodi storici giornalistici o "moderni" si rimanda al presente allegato III, premessa. Palesata la motivazione critica per giustificare una nuova ricerca revisionistica, quindi basata su reperti e documenti coevi originali, e non sul solito gioco del passa-parola (lo dice Tizio che riporta Caio, ecc.); Rimane da descrivere la Causa Scatenante, che sprona l'animo, vuoi per amore culturale, o piu' semplicemente per passionale ira furibonda verso il mendace "nemico" intellettuale, che ci induce all' improbo e sempre "sporco" lavoro controcorrente. I libri moderni sono belli, puliti e patinati, profumano, si leggono che e' un amore, li consulti comodamente, in modo "asettico", anche via internet. I Libri Antichi, gli originali, sono bellissimi nel loro fascino storico, ma sono fabbriche di polvere, profumano di muffa, si leggono che e' uno schifo, si sfasciano che e' un piacere, ed alla fine ti ritrovi sempre "nero" dalla testa ai piedi. Felice, ma con le mani sporche. Non parliamo poi delle "pelli" , le vere pergamene. Ma questi sono i reperti coevi, "le prove dirette", le vere fonti primiere a cui abbeverarsi. Il resto e' "si dice...", di seconda mano, anzi di ennesima mano. Fissato l'oggetto "Chiesa antica", anzitutto dobbiamo delimitare e restringere la Mappa della Ricerca nelle zone della attuale citta' interessate sicuramente da eventi paleo-cristiani. L'epoca e' quella dell'impero romano antico, a partire dal primo secolo d.c. Quindi ci interessa il quadrilatero romano, anche se recenti ricerche archeologiche provano un piu' vasto insediamento pre-romano, che si estendeva anche fuori le antiche mura, specie sulla collina, ottimo punto di osservazione e difesa. La mappa da cui e' stato ricavato il particolare di fig. 01 e' quella detta del Pingone essendo allegata fuori testo ad alcune copie della sua "Augusta Taurinorum" stampata in Torino presso N. Bevilaqua nel 1577. L'incisione e' di Giovanni Caracha, eseguita anni prima. Sotto la mappa, spezzato in tre colonne, e' riportato il cartiglio, sempre del Pingone, che nella carta originale risulta a fianco. La copia consultata appartiene a collezione privata torinese. . |
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LA MAPPA DELLA RICERCA del 1500
fig.01 |
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Il motivo della scelta della mappa pingoniana e' semplice: si tratta della piu' antica mappa a stampa della citta' di Torino, con caratteri di autenticita'. Sono state evidenziate entro cerchietto bianco le chiese elencate e gia' segnate dal Pingone. Le chiese "P" ed "R" pur comparendo nel cartiglio originale non risultano riportate sulla mappa stessa, e sono segnate in rosso. Entro cerchio rosso sono segnate, in bianco, due chiese "1" e "2" che sicuramente esistevano inizio 1500, ma che non sono citate, ed ovviamente neppure segnate, dal Pingone. CHIESE IN MAPPA PINGONIANA OGGI NON PIU' ESISTENTI
CHIESE IN MAPPA PINGONIANA NON SEGNALATE sebbene situate entro lo spazio ed il tempo pingoniano.
CHIESE IN MAPPA P. CON NOME MUTATO
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CHIESE ESISTENTI COME DA MAPPA PINGONIANA Coerenti sia nella locazione spaziale che nel nome.
CHIESE ESISTENTI NON VISIBILI SULLA MAPPA PINGONIANA Ma coerenti con l'indicazione del cartiglio.
ALTRA MAPPA DELLA RICERCA del 1834 La pianta della citta' di fig.02 e' stata realizzata in tempi post rivoluzionari, ovvero alquanto "recenti", ma prima della distruz.... pardon, ristrutturazione moderna del centro storico, inoltre e' mappa ufficiale, quindi risulta una vera "pietra di paragone". La sua lettura comparata con la carta pingoniana ci permette di aprire uno spiraglio di luce conoscitiva sulla "evoluzione" spazio-temporale delle chiese "storiche" torinesi. Possiamo ora verificare le posizioni spaziali non specificate dal Pingone, come quella della chiesa contrassegnata dal n. 37, di S. Martiniano, dove ora passa via P. Micca, caso vuole, proprio nel punto ove abita l'autore. Si nota pure il coinvolgimento della n. 27, S. Tommaso, fortunatamente solo "accorciata". Altra curiosita' e' la chiesa n. 44, del SS. Sudario, al posto della n. 43, dello Spirito Santo. Probabilmente l'incisore del cartiglio ha "invertito" i due nomi vicini. La cosa comunque ha solleticato la curiosita' dell'autore, che fatte le debite ricerche ha appurato che una antichissima parrocchia "S. Pietro" del Gallo, era poi stata consegnata alla "Confraternita del SS. Sudario". La misconosciuta chiesa "di S. Pietro" non segnata dal Pingone, ma certamente citata su di una pergamena dell'inizio 1300, viene quindi localizzata nello spazio, come la n. 43. Disponiamo cosi' di una mappa di ricerca comparata, nel tempo e nello spazio, che utilizzeremo come schema base di ricerca. . |
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MAPPA del 1834, di G.C. Castellini, incisore V. Stanghi, particolare.
Questa mappa, ufficiale, e' anteriore la "modernizzazione" del centro storico, ed alla costruzione della "via Pietro Micca", quindi riflette la locazione storica e risulta molto importante al nostro fine. . |